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Gioventù
Musicale d’Italia. Convinti applausi
del pubblico in sala Maffeiana al gradevole << dialogo>> di
quattro sassofoni, tra composizioni originali ed eccellenti rivisitazioni.
ROS TRASCINA I SAX FOUR FUN
Avevamo ascoltato i
SAX FOUR FUN l’anno scorso alla vigilia dell’uscita del secondo lavoro
su compact disc, l’ottimo Guarda avanti. E se all’epoca il quartetto di
sassofoni ci aveva comunicato soprattutto la grande godibilità, la facilità
melodica del suo repertorio, l’altro pomeriggio in Sala maffeiana, per
il penultimo concerto della
stagione 2000 della Gioventù Musicale d’Italia (presentato con il noto
garbo di Giannantonio bresciani), si è ancor più delineata la personalità
di questo combo, ed in particolare quella di Pepito Ros (sax soprano e
contralto), che del gruppo è il principale compositore.
Ma
sia chiaro che se Ros risulta, a livello interpretativo e creativo, la
figura dominante, il quartetto (che è in realtà un progetto in cui fanno
parte, nelle differenti occasioni concertistiche e in sala di registrazione,
altri due musicisti non presenti in Maffeiana) si ascolta con grande piacere
delle orecchie e della mente proprio in virtù della fluidità nella dinamica
dialettica tra tutti i sassofoni e dell’ampia possibilità di soluzioni
offerta dagli accoppiamenti o dalle contrapposizioni, in particolare,
tra il tenore di Fiorenzo Zeni ed il contralto di Ros (il soprano incanta
soprattutto da solista) e di Enrico Dell’Antonio (che sostituiva l’annunciato
Hans Tutzer). Il baritono del vivacissimo Giorgio Beberi si accolla spesso
e volentieri il ruolo dell’instancabile sostegno ritmico, peraltro con
la sua inconfondibile voce strumentale.
Ottimamente assolto, dunque, l’obiettivo di dare autonomia e completezza
ad una formazione, che si muove disinvoltamente e con eleganza tra jazz,
etno-jazz e cameristica, fondata esclusivamente
sullo strumento inventato centosessant’anni fa da Adolphe Sax,
e portato al rango da primattore dalla musica afro-americana.
Ma a dare il convincente spessore al progetto Sax Four Fun, dicevamo,
e, ancor più della freschezza e della funzionalità dell’interplay, la
qualità dei brani originali e delle rivisitazioni. Se l’iniziale Hard
Times risulta subito accattivante per la contabilità quasi citazionistica
(ci veniva a mente un brano di Ellington e persino una canzone di Tenco),
il primo pezzo targato Ros, tra quelli ascoltati in Maffeiana, intitolato
Oasi, con l’autore impegnato al soprano, è dotato di connotati narrativi,
drammatici, cinematografici, che ci sembrano elementi positivamente ricorrenti
nella poetica di Pepito. Li abbiamo ritrovati anche nel suo bellissimo
Tango per Astor, e pur con una più marcata componente introspettiva, nella
raffinata ballad About you, caratterizzata da un bell’assolo di Zeni.
Di minor impatto, semmai, in vena leggera caratterizzante l’altra composizione
di Ros, Latin Street.
Ma la capacità di creare paesaggi sonori di grande atmosfera, non
è esclusiva della produzione di Ros; accade ad esempio, anche in impressioni
d’amore di Zeni, in cui si succedono toni algidi e minacciosi, colori
dolci, frasi imperiose; e anche nelle cover, come reactionary Tango di
Carla Bley, Sonny Island di Bramboeck e la celeberrima Oblivion di Piazzola,
forse un po’ troppo levigata da un taglio cameristico. Convinto il consenso
espresso del pubblico. A proposito di Piazzola, i quattro Sax Four Fun,
che per l’occasione adotteranno una diversa denominazione, stanno per
registrare una raccolta tutta dedicata a composizioni del grande musicista
argentino.
Beppe Montresor
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